Una chiesa completamente biblica

by Beresford Job

Quali sono i requisiti minimi e indispensabili affinché una chiesa sia biblica? In questo libro è stato precedentemente affermato che le pratiche tramandate dagli apostoli hanno la forza del comandamento biblico, e questo è vero sia che esse riguardino, ad esempio, le persone che lavorano per provvedere a se stesse senza stare nell’ozio, sia che esse abbiano a che fare con il modo in cui funzionavano le chiese (come ciò che esse facevano quando si riunivano). In base al Nuovo Testamento nel suo insieme possiamo mettere insieme i pezzi di una chiara immagine di che cosa era davvero, e con esattezza, questa pratica ecclesiale comandata dagli apostoli:

  • I credenti si riunivano come chiesa nel primo giorno della settimana. (A questo punto, è istruttivo notare che questa è l’unica pratica apostolica che i primi Padri apostolici non hanno compromessa e cambiata. Il motivo di questo è che essa non riguarda in alcun modo la vera natura di cosa è una chiesa, e pertanto non influiva sugli insegnamenti sbagliati e sui cambiamenti nella pratica ecclesiale che essi introdussero, in un modo o nell’altro. Pertanto, essi lasciarono invariata quest’ultima cosa, che rimase come gli apostoli avevano stabilito in origine).
  • Quando le chiese si riunivano, s’incontravano nelle case.
  • Quando i primi cristiani si riunivano nelle case, la loro adorazione collettiva e la condivisione erano completamente aperte e spontanee (1 Corinzi 14:26 descrive le varie azioni dicendo “avendo ciascuno”), senza nessuno che guidi di fronte. I primi credenti non avevano nulla che assomigliasse nemmeno minimamente a un servizio di culto.
  • Fra queste azioni, essi consumavano la Cena del Signore come un pasto completo, in realtà come il loro pasto principale del giorno, cui si riferivano comunemente chiamandolo “banchetto d’amore”.
  • Essi concepivano ogni chiesa come un nucleo familiare esteso (il concetto di chiese come istituzioni od organizzazioni sarebbe stato loro del tutto estraneo), e praticavano una conduzione maschile non gerarchica e pluralistica che sarebbe emersa dall’interno della chiesa e che, successivamente, avrebbero avuto la guida. Questi anziani autoctoni (anziano, pastore e vescovo sono termini sinonimici nel Nuovo Testamento) cercavano di guidare in modo unanime ovunque fosse possibile, e il loro incarico era concepito come qualcosa di puramente funzionale e in nessun modo posizionale.

La Bibbia rivela chiaramente in che modo gli apostoli, che erano i depositari della piena rivelazione di Gesù e dei Suoi insegnamenti, stabilirono che operassero e funzionassero le chiese. La domanda che dobbiamo porci è questa: quanto del loro modello può essere cambiato affinché una chiesa resti ancora fondamentalmente biblica nella natura e nel funzionamento? (Utilizzo quest’espressione perché natura e funzionamento sono correlati, essendo in effetti le diverse facce della stessa medaglia. Come nel resto della vita, la forma segue la funzione ed è esattamente così che vanno immancabilmente le cose! I genitori e i figli, ad esempio, funzionano fra loro in modo diverso dai colleghi sul posto di lavoro, ed è la differenza di natura che rende così importante la differenza di funzione. Una famiglia in cui i genitori e i figli si relazionassero fra loro più come compagni di lavoro che parenti di sangue sarebbe un esempio non di una famiglia normale, ma disfunzionale. Perciò, similmente, le chiese che funzionano come istituzioni od organizzazioni anziché come famiglie estese del popolo di Dio sono esempi di chiese disfunzionali e non, biblicamente parlando, normali). Pertanto, procediamo in modo serio a rispondere alla domanda che ci siamo posti, e vediamo quali parti del modello apostolico, sempre che ve ne siano, non sono essenziali per mantenere sia la natura sia il funzionamento di una chiesa biblica. Cominceremo con il problema del giorno in cui dovrebbero riunirsi le chiese.

Ora, per quanto riguarda la natura e la funzione, si tratta davvero di qualcosa di interamente neutrale e, come ho già fatto notare, i primi Padri della chiesa se ne resero conto e non videro alcun bisogno di operare cambiamenti. Essi sapevano che si possono cambiare il funzionamento e la natura delle chiese senza far riferimento al giorno in cui esse si riuniscono, lasciando a tale riguardo le cose secondo lo status quo apostolico. Al contrario, una chiesa biblica potrebbe cambiare il giorno in cui si riunisce, lasciando, però, tutto il resto invariato e continuando a praticare e a funzionare nello stesso modo sotto ogni altro punto di vista. Io sarei il primo ad affermare che essere (la natura) e fare (la funzione) chiesa in modo biblico è più importante del giorno in cui ci s’incontra per poter essere e fare così, e io farei parte di una chiesa biblica nella pratica e nella funzione, ma che s’incontra a metà settimana, anziché di una che si riunisce di domenica, ma che non sia biblica secondo la nostra precedente definizione. Però, questa è la mia domanda: visto che nemmeno i primi Padri della chiesa scelsero di cambiare il giorno della riunione dei credenti, su quale base, e per quale possibile ragione, dovremmo farlo noi? Ripeto, però, che io accetto davvero senza riserve che una chiesa che si riunisce in un giorno della settimana diverso dalla domenica possa essere, per altri versi, pienamente biblica. Inoltre, se mai divenisse illegale riunirsi di domenica, ma non di giovedì, allora io, probabilmente, date tali circostanze, sarei assolutamente felice di fare i cambiamenti necessari. Però, al di là di tali circostanze attenuanti, perché dovremmo cambiare il giorno in cui si riuniva la chiesa primitiva, che era guidata e curata dagli apostoli?

A questo punto, voglio semplicemente rispondere alla legittima obiezione secondo cui, nel mondo del Nuovo Testamento, gli Ebrei cominciavano un nuovo giorno di sera, il che significa che il primo giorno della settimana per loro cominciava nella sera del nostro sabato. Pertanto, se una qualunque chiesa si riunisse di sabato sera specificamente per tale motivo, allora l’accetterei come una cosa biblica da fare. Tuttavia, va anche detto che questo sembrerebbe illogico in paesi in cui si riconosce che ogni giorno comincia di mattina. Per la maggior parte di noi, il primo giorno della settimana è il periodo di tempo che va da quando ci alziamo la domenica mattina fino a quando non andiamo nuovamente a coricarci, perciò io continuerei a sostenere che riunirsi come chiesa di domenica resti, per quanto ci riguarda, la norma biblica. Per di più, il versetto di Atti 20 che ci dà le informazioni riguardo alle chiese che si riunivano nel primo giorno della settimana fu scritto da un Gentile (Luca) relativamente a una situazione di Gentili (Troas), ed è inverosimile che, pertanto, egli stesse applicando la concezione ebraica della giornata. Ma passiamo, adesso, al problema delle riunioni in casa.

Che la chiesa primitiva si riunisse davvero nelle case è qualcosa che non negherà nessuno che abbia un briciolo di conoscenza biblica. La natura e il funzionamento delle riunioni che avevano i credenti quando si riunivano come chiesa indicavano semplicemente che non c’era mai stato alcun bisogno, per loro, di fare diversamente. Si supponeva che i numeri dei partecipanti di ogni chiesa fossero, per definizione, piccoli; inoltre, le loro riunioni partecipate, senza nessuno che guidasse di fronte (la chiesa del Nuovo Testamento non aveva nulla che somigliasse nemmeno vagamente a un servizio di culto), con un pasto sicuramente inserito, erano sicuramente perfette per un ambiente domestico. Dopotutto, quale posto migliore avrebbe mai potuto esserci? E così vediamo ancora una volta che la forma segue la funzione, così come succede sempre nel Nuovo Testamento. Il passaggio successivo dalle case a degli edifici religiosi consacrati a tale scopo fu operato dai primi Padri della chiesa — come per tutti gli altri cambiamenti che stiamo considerando. È anche interessante notare che questo fu il cambiamento definitivo che essi operarono rispetto al modello apostolico, e che la riunione in casa era, in effetti, la pratica apostolica originaria che sopravvisse più a lungo alla loro reinvenzione della Chiesa cristiana.

Ma consideriamo, adesso, la situazione di venti Eschimesi, in un villaggio da qualche parte vicino al Polo Nord, che siano appena diventati cristiani e che, pertanto, vogliano diventare una chiesa, ma il cui maggiore igloo riesca ad accogliere solo otto persone. Ora, se essi decidessero perciò di affittare un igloo un po’ più grande con il chiaro proposito di usarlo per le loro riunioni ecclesiali, supponendo che essi si riuniscano come descrive la Bibbia — senza cambiare, pertanto, la natura di quelle che dovrebbero essere le loro riunioni —, allora io non vedrei alcun problema. Io preferirei davvero far parte di una chiesa biblica che si riunisca al di fuori delle case per la riunione principale — supponendo, però, che vi siano le altre pratiche bibliche — anziché far parte di una chiesa che si riunisca in casa, ma che non sia biblica sotto tutti gli altri punti di vista. Si potrebbe riuscire, se si fosse costretti a farlo, a mantenere la natura e il funzionamento di una chiesa anche se ci s’incontrasse da qualche altra parte diversa da una casa. In realtà, la chiesa di cui faccio parte era solita, talvolta, utilizzare una sala presa in affitto per quella parte della riunione che comprendeva il canto, essendo fatto questo per amore dei vicini che si erano lamentati del nostro chiasso. Però ci sedevamo in cerchio, come se fossimo stati in casa, e ciò che facevamo in quella sala era completamente aperto e tutti erano liberi di partecipare spontaneamente, senza nessuno che guidasse di fronte. E quando avevamo finito, tornavamo in una delle nostre case per il banchetto d’amore. (Giacché adesso abbiamo più di una casa dove ci riuniamo a rotazione, questo non è più un problema, e sono trascorsi diversi anni da quando abbiamo avuto bisogno di affittare una sala). Però voglio sottolineare ciò che ho appena detto, nel caso abbiate necessità di farlo; perché dobbiamo assicurarci di non permettere che le deviazioni dalla norma, a motivo di circostanze attenuanti, diventino la norma effettiva. Voglio fare un esempio di ciò che intendo dire con questo ricorrendo all’insegnamento biblico sul battesimo.

Il battesimo biblico, rientrando nella tradizione apostolica di come deve funzionare una chiesa, è un comandamento del Signore, e sebbene la sua modalità effettiva non sia mai comandata nelle pagine della Scrittura, sappiamo dal modo in cui lo praticava la chiesa primitiva (di nuovo la tradizione apostolica) che esso veniva somministrato alla conversione, senza alcun intervallo di tempo, e in acqua. (Naturalmente, la modalità dell’immersione la ricaviamo dal semplice fatto che la parola stessa battesimo è, in italiano, semplicemente una traslitterazione del termine greco baptíz?, che significa letteralmente immergere, inzuppare o sommergere). E molti di noi sarebbero seriamente preoccupati alla benché minima idea di pensare di essere liberi di fare cambiamenti a riguardo, sia rispetto a chi debba essere battezzato sia alla modalità del battesimo o al momento giusto, essendo dolorosamente consapevoli di come la chiesa, in senso lato, abbia massacrato il battesimo in ognuno di questi aspetti per fin troppo tempo. Pertanto, il nostro presupposto sarebbe che, per conformarsi all’insegnamento della Parola di Dio, una persona dovrebbe essere battezzata in occasione della sua professione di fede in Gesù, il prima possibile e mediante la completa immersione in acqua.

Affrontiamo, adesso, il caso di un quadriplegico costretto a letto che venga al Signore. Il battesimo, così come biblicamente comandato e secondo gli esempi del Nuovo Testamento, è chiaramente fuori questione per quanto lo riguarda, ma non dovremmo trovare una modalità più appropriata di somministrarlo? (Per infusione o per aspersione???). E, naturalmente, risponderemmo a questo in modo affermativo! In una simile circostanza, non saremmo tecnicamente in linea con l’insegnamento della Scrittura relativo alla modalità del battesimo, ma saremmo tuttavia in completa armonia quanto al suo intento e al suo spirito. Ecco qui, perciò, il punto di vitale importanza: nulla di quanto ho appena detto potrebbe mai applicarsi al battesimo di una persona di sana e robusta costituzione, giacché bisognerebbe impiegare la modalità normale affinché le cose siano fatte come vuole il Signore. E non ci sarebbe nemmeno nessuno in favore del battesimo per qualcuno che non abbia risposto a Gesù mediante la fede, perché questo intaccherebbe la natura stessa del battesimo, anche se la sua modalità esteriore potrebbe essere, tuttavia, in armonia con la Scrittura.

È questo che intendo dire quando affermo che non dobbiamo permettere che le deviazioni consentite biblicamente, e necessarie per cause attenuanti, diventino la norma. Se la chiesa di cui faccio parte avesse avuto accesso agli spazi delle case in cui si riuniscono, ad esempio, le chiese in America, allora noi non ci saremmo mai nemmeno sognati di usare una sala per una parte della nostra riunione. (Ovviamente, i vicini non sarebbero stati disturbati dal canto eseguito in una casa separata da un grande pezzo di terra, e così non ci sarebbe mai stato bisogno di andare a cantare altrove). Ma torniamo per un momento ai nostri fratelli e sorelle ipotetici del Polo Nord: se scoprissimo che essi hanno in realtà degli igloo abbastanza grandi in cui sistemare un buon numero di persone, allora che bisogno avrebbero mai di affittare un grande locale pubblico a forma di igloo per le loro riunioni ecclesiali?

Naturalmente, il vero problema è che qualunque processo di negoziazione di uno qualunque di questi fattori, che costituiscono nell’insieme una chiesa biblica, sfocia solitamente nel tentativo di contrabbandare le tre cose sotto elencate con alcune alternative:

  • Il culto aperto e la condivisione senza nessuno che guidi di fronte
  • La Cena del Signore come pasto completo
  • La conduzione non gerarchica, pluralistica, maschile e autoctona

Voglio affermare con la massima chiarezza che quanto ho detto riguardo alle riunioni in casa, più le tre cose di sopra, sono davvero i requisiti minimi e indispensabili che noi consideriamo non negoziabili e irriducibili affinché una chiesa possa essere considerata biblica. Ma voglio affermare altrettanto chiaramente che, con questo, non intendo dire che debba esserci tutto sin dall’inizio. Spesso c’è prima il bisogno di insegnamento frequente, di sviluppo e crescita spirituale. Eppure resta vero che queste devono essere almeno le cose a cui punta una chiesa, per così dire la sua destinazione, sebbene essa non vi sia ancora giunta. Naturalmente, la Cena del Signore come pasto completo dovrebbe essere praticata sin dall’inizio in quanto non esiste alcun motivo plausibile per fare altrimenti, però la conduzione degli anziani, ad esempio, verrà di norma molto dopo. E succede anche spesso che qualcuno potrebbe prendere l’iniziativa di fare da guida nelle riunioni collettive settimanali finché anche gli altri non imparino a partecipare. Però la cosa da comprendere è che dovrebbe essere nondimeno assolutamente chiaro dove sta andando la chiesa rispetto a come funzionare e fare le cose.

In definitiva, il problema qui è che tutto ciò che riguarda queste cose influisce davvero sulla natura stessa di ciò che è una chiesa. Cambiate queste cose e porterete una chiesa a cominciare a funzionare in un modo che non solo sarà diverso da quanto rivela il Nuovo Testamento, ma completamente estraneo. In realtà, si arriverà proprio al suo contrario! Per tornare al nostro esempio del battesimo, potremmo dire che avremo l’equivalente di battezzare un non credente: sarò stata cambiata la natura stessa della cosa, e l’intento del Signore a riguardo sarà stato annullato e abolito. In realtà, quella cosa non esisterà più! Riassumendo, possiamo dire: perché mai chi comprende queste ultime tre parti del modello dovrebbe voler prendere sottogamba le prime due (riunirsi di domenica in casa), in qualunque caso, a meno che non vi siano le circostanze attenuanti più urgenti che ve lo costringano? Devo ancora conoscere qualcuno che esprima questo concetto meglio del mio buon amico Steve Atkerson: “La vera domanda, perciò, non è: ‘Dobbiamo fare le cose nel modo in cui erano fatte nel Nuovo Testamento?’, quanto piuttosto: ‘Perché dovremmo voler fare le cose in qualunque altro modo?!’”.

Io sono dell’idea che questo dica tutto!

(trad. Antonio Morlino)

03/07/’07