RIMA PARTE

Che ruolo svolgevano la predicazione e l’insegnamento nella chiesa primitiva? Il popolo di Dio ha bisogno dell’insegnamento approfondito della Parola di Dio. Atti 2:42 rivela che i primi cristiani erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli. L’insegnamento è elencato come uno dei doni dello Spirito in 1 Corinzi 12. Paolo esortò dicendo che, se un uomo ha il dono dell’insegnamento, “attenda all’insegnamento” (Rm 12:7, ND). Quegli anziani che si affaticano nell’insegnamento e nella predicazione devono essere sostenuti finanziariamente dalla chiesa (1 Tm 5:17).

1 Corinzi 14 contiene una descrizione dettagliata per la tipica riunione ecclesiale. Una delle lezioni da imparare da 1 Corinzi 14 è che le riunioni ecclesiali non devono essere dominate da alcuna persona, a prescindere da quale sia il suo dono spirituale. Tutti i fratelli devono avere l’opportunità di contribuire alla riunione. L’insegnamento è incluso chiaramente nell’elenco delle attività che possono verificarsi, ma è stato inserito in mezzo a tutte le altre in modo sorprendentemente dimesso (14:26). È chiaro che le riunioni domestiche della chiesa primitiva non fossero incentrate principalmente nello studio biblico. In questo contesto, se un fratello con il dono d’insegnamento avesse esercitato il suo dono settimanalmente in modo approfondito, ciò avrebbe necessariamente soffocato le espressioni degli altri doni. Bisogna accordare un eguale peso agli svariati contributi: il canto, le testimonianze, la preghiera, la profezia, le lingue, gli insegnamenti, ecc. Pertanto, qualunque insegnamento dovrebbe essere più breve, anziché più lungo, per consentire a tutti i doni di essere esercitati liberamente. Se la riunione alla 1 Corinzi 14 non è il momento in cui i fratelli con il dono soprannaturale dell’insegnamento presentino degli insegnamenti esaurienti, allora quando è il momento giusto?

La risposta è semplice. Gli insegnamenti profondi e lunghi devono essere fatti in riunioni ministeriali speciali, non nella regolare riunione ecclesiale nel Giorno del Signore. Le riunioni settimanali di una chiesa locale devono essere incentrate sulla Cena del Signore, seguita da un periodo di tempo partecipato di scambio verbale vicendevole e ordinato (1 Cor 11:17-22; 14:23). Lo scopo di tutto ciò che viene fatto è l’edificazione (1 Cor 14:26). Tali riunioni ecclesiali devono essere più piccole (una ventina di persone) anziché più ampie (centinaia o migliaia di persone), e non dominate da un’unica persona.

Contrariamente alle riunioni ecclesiali, le riunioni ministeriali sono generalmente incentrate sui doni di un unico individuo (o di pochi) e possono essere raduni della grandezza permessa dalle strutture. Se 5.000 credenti vogliono riunirsi per ascoltare qualcuno esporre le Scritture, benissimo! Tuttavia, è importante assicurarsi che chiunque sia coinvolto abbia la consapevolezza che un raduno del genere non è chiesa. È semplicemente una riunione ministeriale.

Ad esempio, per due anni Paolo tenne quotidianamente delle discussioni nella scuola di Tiranno con il risultato che tutti quelli che vivevano nella provincia dell’Asia udirono la Parola del Signore (At 19:9-10). Quando era a Roma, Paolo prese una casa in affitto e di lì, con tutta franchezza e senza impedimento, proclamò il regno di Dio e insegnò le cose relative al Signore Gesù Cristo (At 28:30-31). Queste riunioni ministeriali non sostituivano la riunione regolare della chiesa locale, ma vi si aggiungevano. Un altro esempio di riunioni ministeriali più ampie è il ministero di guarigione pubblico che gli apostoli portarono avanti nel portico di Salomone (At 5:12-16, 42). Si riunivano grandi folle per ascoltare il Vangelo e portare i loro malati affinché fossero guariti. Eppure, questi grandi raduni per la predicazione quotidiana e i servizi di guarigione non sostituivano le riunioni regolari e più piccole delle chiese domestiche (At 2:46, 8:3).

Ci sono molti esempi moderni di riunioni ministeriali. Bill Gothard era solito viaggiare e presentare il suo Institute in Basic Youth Conflicts nelle città principali di tutta l’America. Andavano ad ascoltarlo letteralmente migliaia di persone, spesso riempiendo completamente le sedi locali delle attività amministrative e ricreative. Nel pubblico erano presenti cristiani di ogni denominazione della zona. Eppure, non era una chiesa, ma un periodo d’insegnamento destinato ad attrezzare la chiesa in generale. Un altro esempio è quando Billy Graham andava in una città, affittava lo stadio e teneva una crociata evangelistica, cui partecipavano solitamente credenti di molte chiese diverse. Eppure, la crociata non era una riunione ecclesiale, ma un’evangelizzazione. Quanti andavano a Cristo attraverso la crociata erano convogliati nelle chiese locali. Un terzo esempio è il ministero musicale di Bill e Gloria Gather. Il popolo di Dio affolla i loro concerti e adora il Signore con grande entusiasmo. Poi, il popolo di Dio torna alle proprie chiese locali risollevato e col cuore pieno di lode. Vengono in mente le immagini dell’adorazione descritte in Apocalisse 19:1-10. Va bene essere benedetti da tali raduni.

Tutte le riunioni ministeriali dovrebbero essere destinate a rafforzare la chiesa locale, non a sostituirla. Le vere chiese hanno il diritto di esercitare la disciplina ecclesiastica, di avere i propri anziani e di celebrare la Cena del Signore. Niente di questo vale anche per le riunioni ministeriali che funzionino nel modo giusto. Uno dei grandi errori della cristianità moderna è di confondere le grandi riunioni ministeriali con le autentiche riunioni ecclesiali. In realtà, quello che è davvero chiesa è stato sostituito interamente dalle riunioni ministeriali. Dopo aver visitato la chiesa occidentale, il cristiano cinese Watchman Nee ebbe a osservare che la maggior parte dei cristiani occidentali non era mai stata davvero a una riunione ecclesiale, ma che tutto quello che aveva sperimentato erano le riunioni ministeriali!

Il modo occidentale di condurre un culto ecclesiale è molto simile a una riunione ministeriale del Nuovo Testamento. È dominato da un’unica persona che esercita un dono, con la presenza di numerosissime persone che ne beneficiano. Queste riunioni ministeriali potrebbero ruotare intorno all’insegnamento biblico, all’evangelizzazione, alla lode, alla guarigione, all’incoraggiamento, ecc. Tali riunioni sono assai utili e hanno un posto legittimo. Eppure, riunioni del genere sono, in definitiva, secondarie e facoltative. A essere principali e indispensabili sono le riunioni della chiesa locale, le quali devono essere più piccole, partecipate, non concentrate sul dono di qualcuno in particolare, ma incentrate sulla Cena del Signore.

— Steve Atkerson

(trad. Antonio Morlino)

 

SECONDA PARTE

Nel Nuovo Testamento troviamo chiese che si riunivano di domenica, nelle case delle persone e con un duplice scopo. Primo, avevano una condivisione completamente aperta, partecipata e spontanea e un’adorazione che non era in alcun modo guidata di fronte da qualcuno. Secondo, consumavano insieme la Cena del Signore come loro pasto principale del giorno. Considerata tale struttura — ed è davvero così che gli apostoli avevano strutturato ovunque le chiese —, allora certe cose non troveranno sicuramente posto.

Ad esempio, in tale strutturazione non c’è il benché minimo bisogno di edifici sacri. Pertanto, non deve stupire affatto scoprire che le chiese del Nuovo Testamento s’incontravano esclusivamente nelle case delle persone. Qualche altra cosa che non troverete nemmeno nel Nuovo Testamento è il culto domenicale guidato di fronte, con le persone che vi partecipano sedute in stile pubblico a file e partecipando solo cantando e, forse, con un po’ di preghiera spontanea. Né troverete nel Nuovo Testamento niente che assomigli nemmeno vagamente a un sermone. Tale pratica sarebbe completamente contraria all’essenza stessa di ciò che una riunione ecclesiale era considerata in origine. Gli apostoli strutturarono le chiese in modo tale che, quando ci si riuniva nel Giorno del Signore, la regola era strettamente questa: “avendo ciascuno di voi […]. Infatti tutti potete profetare a uno a uno” (1 Cor 14:26, 31). Essi strutturarono le chiese in modo tale da incoraggiare positivamente tutti i convenuti a partecipare, e pertanto stabilirono i presupposti per una situazione in cui il Signore fosse libero di muoversi mediante il Suo Spirito attraverso ogni parte del Suo corpo. Qualunque idea della riunione ecclesiale nel Giorno del Signore che ruoti attorno al ministero di un unico individuo, chiunque esso sia, sfida nel modo più assoluto la Scrittura e la contraddice apertamente.

Questo non significa, però, che non vi sia posto per quel tipo d’insegnamento fra il popolo di Dio mediante cui un’unica persona predomina nel darlo. Il Signore provvede davvero nella chiesa delle persone proprio con questo dono, e il Nuovo Testamento mette in chiaro che l’insegnamento è una chiamata e un dono dello Spirito Santo. In realtà, nella chiesa cui appartengo c’incontriamo per lo studio biblico il martedì sera, e lavoriamo sodo per ampliare la nostra comprensione della Parola di Dio. Però, nel Nuovo Testamento, la riunione domenicale di una chiesa non era il momento in cui erano esercitati tali doni in quel modo particolare, ma lo sforzo era sempre rivolto alla mutua partecipazione, affinché molte persone condividessero qualcosa, incluso un breve insegnamento, anziché essere un’unica persona a predominare o a guidare in alcun modo.

E questo ci aiuta almeno a togliere l’enfasi dalla conduzione e dalla nostra inclinazione a ruotare solo attorno a quanti sono dotati nell’insegnamento, con capacità oratorie per parlare in pubblico, così da farne dei grandi uomini. Questo ci aiuta a non cadere nell’errore della netta separazione clero/laici e del doppio sistema completamente antiscritturale delle guide e dei guidati, da cui nasce la gerarchia. Quest’ultima è qualcosa che nessuna chiesa dovrebbe mai avere, e l’unica gerarchia che si trova nelle pagine del Nuovo Testamento, relativamente alla vita ecclesiale, è semplicemente Gesù e chiunque altro. Perfino gli anziani — perché questo è ciò che una chiesa a base biblica o avrà o starà cercando di raggiungere: una pluralità di anziani uomini coeguali che sono stati suscitati fra coloro che servono — appartengono rigorosamente alla categoria del “chiunque altro”.

Per di più, questo modo biblico di fare le cose crea una struttura in cui le persone si sentono libere di porre domande su qualunque cosa venga insegnata, in modo da verificarla e comprenderla meglio. Questo fa anche comprendere a coloro che insegnano che su di loro grava la responsabilità di svolgere il proprio compito in modo da persuadere le persone che quanto stanno dicendo è davvero biblico. Questo aiuta a ridurre il pericolo di coloro a cui è stato insegnato ad aspettarsi di accettare passivamente le cose perché è ciò che insegnano le guide. Questo determina una situazione in cui sarà più probabile che le persone comprendano attivamente e ponendo domande anziché accettare semplicemente e passivamente le cose, annuendo sempre ed essendo sempre d’accordo. In breve, questo crea quello che molti conduttori di molte chiese temono maggiormente: avere persone con la Bibbia aperta e la mente libera di pensare, le quali non accettano le cose semplicemente per l’autorità della sola parola di un conduttore, ma che contestano e sfidano le cose finché non siano persuase che una certa cosa sia biblica o meno. Poi sprigiona ulteriormente il discernimento e la sapienza generali, di tutti nella chiesa, e genera un’atmosfera di umiltà e la volontà di tutti di imparare da chiunque. Inoltre, ciò permette di riconoscere il fatto di vitale importanza che il Signore è in tutto il Suo popolo e che, pertanto, può parlare attraverso chiunque di quelli che sono nella chiesa, e non solo mediante alcuni appartenenti all’élite prescelta e oratoriamente dotata.

Però devo affrontare, adesso, quella che, nella mente di alcune persone, potrebbe essere percepita come un’obiezione reale e basata sulla Bibbia a quanto sto dicendo qui: la predicazione di Paolo. Diamo un’occhiata a quella domenica in particolare che Paolo, l’Apostolo, trascorse a Troas con la chiesa: “Il primo giorno della settimana, mentre eravamo riuniti per spezzare il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, parlava ai discepoli, e prolungò il discorso fino a mezzanotte” (At 20:7).

Qui abbiamo i credenti di Troas che si riuniscono per la loro riunione settimanale principale, e possiamo notare certe cose. (Fra parentesi, nessun biblista sarebbe in disaccordo con nessuna delle seguenti osservazioni che sto per fare, perché sono semplicemente dati di fatto testuali).

  • La chiesa si era riunita nel primo giorno della settimana, di domenica.
  • Era riunita in casa di qualcuno.
  • Qui il testo greco fa capire che lo scopo principale per cui quei credenti si erano riuniti era per spezzare il pane.
  • L’espressione “spezzare il pane” si riferisce alla consumazione di un pasto completo, e qui alla Cena del Signore.

La cosa su cui qui voglio concentrarmi è che Paolo “parlava ai discepoli” e “prolungò il discorso fino a mezzanotte”. Questo suona certamente come se Paolo stia facendo il discorso e tutti gli altri stiano semplicemente ascoltando. Perciò, se si tratta davvero di questo, in tal caso non c’è molta partecipazione aperta e non guidata come ci aspetteremmo di vedere, partendo naturalmente dall’assunto che quanto ho scritto finora non sia completamente assurdo. Ma il peggio deve ancora venire, perché in alcune traduzioni della Bibbia questo versetto recita così: “Paolo […] fece loro un sermone, e distese il ragionamento sino a mezzanotte” (Diodati).

Questo non sembra, quindi, solo un sermone domenicale, ma la madre e il padre stessi di tutti i sermoni domenicali, sia dei precedenti che dei successivi! Paolo, se c’è da credere a questo versetto, non solo predicò alla chiesa, ma continuò a farlo fino a mezzanotte. Che cosa potrei mai dire io alla luce della tesi di questo articolo? Ebbene, in realtà la cosa è semplicissima. Il testo greco originale non dice qui quello che trasmette la traduzione italiana. Luca non utilizza affatto alcuna delle varie parole greche impiegate per “predicare”, ma descrive piuttosto quello che Paolo fece qui fino a mezzanotte con il termine dialégomai. E dialégomai, come vi dirà qualunque grecista, significa “conversare”, “discutere”, “ragionare” o “ragionare con”. Il termine denota un traffico verbale a doppio senso fra due parti diverse, ed è proprio la parola greca da cui deriva il nostro termine italiano “dialogo”.

La predicazione è un monologo, e in certi contesti della vita ecclesiale questo potrebbe andar bene. Gli studi biblici di metà settimana, ad esempio, potrebbero benissimo essere condotti da una sola persona che fa un monologo seguito da domande. Però, nel Nuovo Testamento, quando il popolo di Dio si riunisce di domenica come chiesa, è rigorosamente un dialogo che deve avvenire, e questo è precisamente quello che Paolo stava facendo qui. È quanto mai certo che egli stesse insegnando alla chiesa, e lo fece per buona parte della notte perché essi volevano imparare tutto il possibile da lui. Però era un insegnamento in forma di discussione, e non un monologo di sorta. Era partecipato e interattivo, e pertanto completamente in armonia con il modo in cui gli apostoli avevano strutturato le riunioni domenicali delle chiese. In breve, Paolo stava semplicemente conversando con loro. Era un dialogo in cui stavano ragionando assieme lui e la chiesa riunita. Era una mutua comunicazione a doppio senso. Era un dialogo a botta e risposta, punto e contrappunto, obiezioni e spiegazioni! Paolo non se ne sta qui, in piedi, su qualche palco rialzato con tutto il resto delle persone che se ne resta in silenzio semplicemente ad ascoltarlo parlare a loro. No, piuttosto egli se ne sta seduto sul divano del salotto a parlare con loro.

Naturalmente, c’è un tempo, e l’ho già detto, per qualcosa di più formale che assomiglia a una lezione, ma perfino allora dev’essere chiaro che chiunque stia insegnando sia completamente e totalmente aperto a domande relative all’argomento trattato. Non intendo necessariamente nel bel mezzo dell’insegnamento, ma quando l’oratore ha finito bisogna permettere che segua il botta e risposta. Sia chiaro anche che chiunque faccia l’insegnamento — e più sono i fratelli che condividono questo compito, meglio è — è solo uno dei fratelli, e che non è speciale o spiritualmente superiore solo perché ha quel particolare dono. (Nella chiesa di cui faccio parte, nei nostri sudi biblici del martedì sera abbiamo anche molta discussione e alcune sessioni d’insegnamento partecipato, ma usiamo la forma della lezione solo come uno dei vari approcci).

Voglio concludere mettendo in chiaro che non sto minimamente sminuendo l’importanza dell’insegnamento biblico nella vita delle chiese cristiane. Al contrario! In realtà, nessuno di noi continuerebbe a fare ciò che fa se non fosse, in primo luogo, per il fatto che noi stessi siamo in favore del solido e buon insegnamento biblico, desiderosi sia di riceverlo che di trasmetterlo ad altri. No, noi stiamo semplicemente dicendo che bisogna cominciare a fare le cose in modo biblico. Quanto a questo, come con qualsiasi altra cosa, dobbiamo rimetterci in linea con ciò che insegna la Parola di Dio anziché attenerci semplicemente a tradizioni secolari, eppure completamente antibibliche.

Le chiese hanno bisogno di insegnamento costante, e di questo non può esserci alcun dubbio. Però, esse hanno bisogno anche di altre cose! Fare alcune cose bibliche a scapito di altre cose egualmente bibliche è, credetemi, un grave errore. Gli apostoli si aspettavano che, quando i credenti si riunivano nelle loro rispettive chiese nel Giorno del Signore, dovesse verificarsi questo: “Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi” (1 Cor 14:26). Quello, quindi, è il modo in cui dovrebbero andare le cose! Niente di più e niente di meno!

Chiaro? Bene! È abbastanza semplice, vero? Dopotutto, le idee e i modi di fare di chi devono essere considerati i migliori? Di Gesù e dei Suoi apostoli o di qualcun altro?

— Beresford Job

(trad. Antonio Morlino)

 

TERZA PARTE

Nonostante tutta la nostra enfasi sulle comunità a dimensione domestica, è importante porre enfasi sul fatto che le Scritture descrivono anche un modo più ampio di pensare alla chiesa: l’appartenenza alla chiesa universale. Non è sano che i credenti stiano esclusivamente in un’unica chiesa domestica isolata. A dire il vero, ogni chiesa domestica fa parte di una chiesa cittadina molto più grande, qualunque sia la città in cui essa si trova. Anche se probabilmente non si riuniranno mai tutte insieme nello stesso posto, e sebbene non vi sia alcuna autorità ecclesiale visibile a controllarle, tutte le congregazioni di una data zona costituiscono l’unico corpo di Cristo. Noi dobbiamo coltivare un atteggiamento di unità, accettazione, amore, premura e cooperazione con tutti gli altri credenti della nostra città.

Che cosa ha a che fare tutto questo discorso sulla “grande chiesa” con la predicazione e l’insegnamento? Semplicemente questo: quando insegniamo e interpretiamo la Bibbia, non dobbiamo ignorare il resto della chiesa nel suo insieme. La Bibbia è la nostra autorità definitiva, ma non la nostra unica autorità. Lo Spirito Santo guida e opera attivamente nel popolo di Dio da 2.000 anni, molto prima che chiunque stia leggendo questo libro fosse ancora nato. Quando la chiesa storica ha studiato un argomento e ha raggiunto il consenso a riguardo, quello diventa autorevole anche per noi. Abbiamo davvero il diritto di mettere in discussione la teologia della chiesa di tutti i tempi? Come ha affermato uno storico della chiesa: “È stato detto che gli Atti degli Apostoli sono descritti più correttamente come gli ‘Atti dello Spirito Santo’. Ma è tutta la storia della chiesa che dovrebbe essere scritta sotto quel titolo e apprezzata in quanto tale. Qualunque movimento cristiano che trascuri questa storia perde la dimensione di solidarietà con la chiesa di Cristo di tutti i tempi. Lo slogan ‘Torniamo al Nuovo Testamento!’ rappresenta solo una parte della verità. ‘Avanti con lo Spirito!’ è l’altra metà di questa verità; insieme, essi compongono l’autorità dei Riformatori — che fu sempre quella di ‘Parola e Spirito’. È lo stesso Spirito che ha ispirato la Bibbia a essere vivo nella chiesa, a creare la tradizione e a portare di nuovo, in ogni epoca, l’autorità della Parola data una volta per sempre” .

Chi ha l’autorità di decidere sulla corretta interpretazione della Bibbia: una singola chiesa (ad es. Roma), il singolo credente o la chiesa universale nel suo insieme? A un estremo, i cattolici romani dichiareranno che, come individui, voi non dovreste interpretare la Bibbia, ma dovreste accettare piuttosto il significato esposto da Roma. All’estremo opposto, però, molti evangelici hanno sostituito Roma con un nuovo papa nella forma di ogni singolo credente: “Solo io e la mia Bibbia”. È molto diverso?

Gli autori di questo libro sono in favore dell’ortodossia cristiana storica riversata nell’otre dei modelli neotestamentari per la vita ecclesiale. Noi crediamo che gli insegnamenti originari degli apostoli siano stati preservati nelle dottrine essenziali della fede cristiana storica. Gesù disse che era davvero utile per noi che Egli se ne andasse, perché al Suo posto avrebbe mandato il Suo Spirito Santo a vivere in noi e a guidarci. La fiducia nella capacità dello Spirito di ammaestrare e dirigere il popolo di Dio ci porta a concludere che, negli elementi essenziali della teologia, la chiesa storica è stata ammaestrata dallo Spirito. Oggi, quando i cristiani di ogni provenienza immaginabile si mettono d’accordo su certe dottrine basilari, su cui erano concordi anche tutti quelli che ci hanno preceduto nella fede, questo dovrebbe attirare la nostra attenzione. Questo è autorevole. Alcune di queste dottrine fondamentali comprendono quella secondo cui i sessantasei libri della Bibbia costituiscono davvero in modo definitivo e completo la rivelazione scritta di Dio per noi, la dottrina della Trinità, la divinità di Cristo, la natura propiziatoria dell’opera di Gesù sulla croce, la giustificazione per grazia mediante la fede per le buone opere, il ritorno corporale futuro di Gesù, la futura risurrezione dei morti dalla tomba e il giudizio futuro.

La dottrina protestante originaria del sola Scriptura comprendeva il fatto di credere che sebbene la Bibbia sia la nostra autorità definitiva, non è la nostra sola autorità. Anche la chiesa nel suo insieme è un’autorità (sebbene secondaria). Come scrisse Paolo a Timoteo, la chiesa è “colonna e sostegno della verità” (1 Tm 3:15). Quando la chiesa intera giunge alle stesse conclusioni riguardo alla teologia, questo è autorevole. Gli insegnamenti contrari alla dottrina su cui si è messa d’accordo la chiesa universale non devono essere accettati.

La chiesa storica ci ha tramandato vari credi e confessioni. La parola “credo” deriva da un termine latino che significa semplicemente “io credo”. Sapevate che c’è perfino un credo successivo al Nuovo Testamento, fatto dalla chiesa, stampato nella vostra Bibbia? È definito “Indice”. I libri della Bibbia non furono compilati e stabiliti definitivamente solo parecchio tempo dopo l’èra apostolica. Come possiamo avere la fiducia che la chiesa storica ci abbia dato la giusta collezione di libri che dovrebbero stare nella nostra Bibbia senza avere anche la fiducia che essa ci abbia dato la giusta teologia riguardo a ciò che quella stessa Bibbia insegna? Le persone principali che si oppongono all’accettazione dei credi fondamentali della chiesa sono quelle che si attengono a una teologia aberrante, la quale nega una o più dottrine essenziali su elencate.

Poiché essi non sono ispirati, noi riconosciamo che i credi e le confessioni delle varie chiese siano soggetti a errore. Che le cose stiano così si evince dal fatto che essi differiscano fra loro in vari punti. Tuttavia, ciò che dovrebbe attirare maggiormente la nostra attenzione è quando i credi e le confessioni collimano davvero, in perfetta sintonia, in vari punti. È alquanto ingenuo, se non arrogante, pensare che sia stata scoperta una nuova verità che il 99% di tutti gli altri che abbiano mai studiato la Bibbia non sia riuscito a vedere. Dobbiamo coltivare un’umiltà storica, uno spirito di mutua sottomissione alla chiesa in generale e alla chiesa delle epoche passate. Pastori, insegnanti, laici, storici, catechisti e teologi che pervengono tutti alla stessa conclusione riguardo a una teologia basilare è qualcosa di significativo. Quantunque la pratica ecclesiale esuli dall’àmbito dei credi, è importante notare che gli studiosi di ogni denominazione sono generalmente concordi rispetto alla pratica della chiesa primitiva come le chiese in casa, le riunioni partecipate, il pasto di comunione della Cena del Signore, la conduzione ecclesiale non gerarchica e il sostegno degli evangelisti itineranti e dei fondatori di chiese.

Disfatevi delle interpretazioni della chiesa in generale e resterete con il soggettivismo individuale. Keith Mathison, lungo tutto The Shape of Sola Scriptura [Il concetto di sola Scriptura], ha messo ben in evidenza che il moderno evangelicalismo americano ha ridefinito il sola Scriptura in termini di razionalismo illuministico secolare e di rude individualismo democratico. Questa reinterpretazione moderna accorda autonomia alla ragione e al giudizio di ogni credente individuale. I risultati sono il relativismo, il soggettivismo e il caos teologico che vediamo nel moderno evangelicalismo di oggi. Mathison fa notare che ognuno di noi si accosta alla Scrittura con diversi presupposti, nella cecità mentale, ignorando fatti importanti e, quel che più importa, nel peccato. Poiché siamo ben lungi dall’essere neutrali, ognuno di noi legge nella Scrittura le cose che in realtà non ci sono, e non vede proprio quelle che ci sono davvero. La ragione e la coscienza diventano i criteri interpretativi definitivi. La verità universale e oggettiva della Scrittura viene resa davvero inefficace, perché invece di essere la Chiesa a proclamare all’unisono quanto insegna la Bibbia, ogni individuo interpreta la Scrittura come meglio gli pare. Il mondo incredulo viene lasciato ad ascoltare una cacofonia di voci contrastanti anziché la Parola del Dio vivente. In ultima analisi, ogni individuo ha la responsabilità di stabilire il proprio credo .

Le idee teologiche bizzarre continueranno a spuntare come le erbacce in un giardino. I venti di dottrine diaboliche soffieranno sempre per sballottare e portare qua e là chi non è ben fondato nella fede. Queste sfide devono essere poste in prospettiva. Che cosa preferireste gettare dalla finestra: una recente e nuova posizione teologica di pochissime persone o le convinzioni teologiche della chiesa cristiana universale di tutti i tempi? La scelta è tra la fede sicura e comprovata del corpo collettivo del popolo di Dio e l’opinione privata di pochi singoli oppositori. In linea di massima, dovremmo definire il falso insegnamento come qualunque cosa non rientri nella fede ortodossa storica e che non abbia il sostegno del consenso generale della Chiesa cristiana degli ultimi due millenni.

Nel suo insieme, la chiesa ha parlato chiaramente rispetto alla corretta interpretazione delle dottrine fondamentali della fede cristiana. Negare queste significa negare gli insegnamenti della Bibbia. A quanti non si attengono alla sana ortodossia non dev’essere permesso d’insegnare la loro falsa dottrina (1 Tm 1:3), e costoro non devono essere riconosciuti come apostoli, anziani, insegnanti o diaconi (1 Tm 3:9; Tt 1:9). Le singole chiese non sono come barchette a remi al largo del placido lago. Invece, noi attraverseremo delle tempeste in mare aperto. Giungeranno le sfide. Gli insegnamenti aberranti cercheranno di farci affondare. Non è una questione di se, ma di quando. Come i capitani delle navi da guerra, dobbiamo gridare: “Respingete chiunque abbordi!” per guardarci dalla teologia eretica e combatterla. Dobbiamo “istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Tm 2:25-26).

— Steve Atkerson

02/12/07

(trad. Antonio Morlino)

 

NOTE

  1. TOM DOWLEY (a cura di), Eerdman’s Handbook to the History of The Christianity, Grand Rapids, Wm. B. Eerdman’s Publishing Co., 1977, p. 16.
  2. KEITH MATHISON, The Shape of Sola Scriptura, Moscow, Canon Press, 2001.