LE TRADIZIONI ECCLESIASTICHE

by Beresford Job

È sorprendente rendersi conto che, per quanto nondimeno un semplice dato di fatto, il conflitto di Gesù con le guide religiose d’Israele non riguardava la Legge mosaica. Gesù osservò l’Antico patto alla lettera e, a parte un tentativo piuttosto imbarazzante di coglierLo in fallo servendosi dell’occasione di una donna colta in adulterio, quanti cercarono di combatterLo lo fecero per motivi totalmente diversi. Ciò che li faceva davvero infuriare con Gesù non era che Egli andasse contro qualcosa delle Scritture veterotestamentarie, perché Egli non lo fece palesemente, ma piuttosto che Egli sfidasse e andasse contro qualcosa chiamato “tradizione degli antichi”.

Nel Vangelo di Marco leggiamo: “Allora si radunarono vicino a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. Essi videro che alcuni dei suoi discepoli prendevano i pasti con mani impure, cioè non lavate. (I farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani con grande cura, seguendo la tradizione degli antichi; e quando tornano dalla piazza non mangiano senza essersi lavati. Vi sono molte altre cose che osservano per tradizione: abluzioni di calici, di boccali e di vasi di rame). I farisei e gli scribi gli domandarono: ‘Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?’” (Mc 7:1-5). Perciò, che cosa sta succedendo qui, precisamente? La risposta è che sebbene, in teoria, Israele considerasse le Scritture veterotestamentarie la sua autorità definitiva in materia sia di fede che di pratica, la realtà era alquanto diversa. In verità, i Giudei davano di gran lunga più retta a un sistema d’insegnamenti e di pratica conosciuto come “la tradizione degli antichi” o “la Legge orale”.

Il Giudaismo farisaico insegnava che quando Mosè era sul monte Sinai, Dio gli diede non una ma due leggi. La legge scritta, o Legge mosaica, venne registrata nelle pagine dell’Antico Testamento. Tuttavia, si diceva che una seconda legge segreta fosse stata tramandata soltanto oralmente di generazione in generazione. Questa legge segreta venne presumibilmente alla luce pubblica solo negli anni che precedettero il periodo di Gesù. Quando si verificò il conflitto inevitabile fra queste due leggi e ciò che esse insegnavano, alla fine Israele dovette decidere quale fosse la sua vera autorità definitiva. Dopotutto, si potrebbe affermare di avere due cose identiche quanto ad autorità definitiva (in questo caso l’Antico Testamento e la Legge orale), ma in realtà se ne può avere solo una, ed è a quella che si ubbidirà quando emergeranno le contraddizioni fra le due. La cosa incredibile è che Israele aderì alla Legge orale e relegò la Legge mosaica — e così le Scritture veterotestamentarie — al secondo posto. In realtà, i farisei insegnavano — e anche alquanto spudoratamente — che era più punibile andare contro la tradizione degli antichi che contro le Scritture veterotestamentarie.

Quello che dobbiamo pertanto capire è che, ai tempi di Gesù, la nazione d’Israele viveva sotto l’autorità di un sistema di insegnamenti e di pratiche che, in numerosi modi d’importanza vitale, andavano completamente contro altri insegnamenti e pratiche tramandati nell’Antico Testamento. Eppure, essi lo facevano affermando di esservi stati indotti da Dio stesso, col pretesto che questa Legge Orale fosse stata data presumibilmente a Mosè da Lui. Un sistema di insegnamenti e pratiche completamente di origine umana aveva pertanto usurpato e rimpiazzato la verità rivelata della Parola scritta di Dio; eppure, sotto questo pretesto, sebbene contraddicessero le Scritture veterotestamentarie, tali tradizioni e insegnamenti erano provenuti nondimeno dal Signore Iddio d’Israele in persona.

Tuttavia, se ci chiediamo che cosa il Signore Iddio d’Israele insegnò riguardo a questa Legge orale (presumibilmente) ispirata, allora tutto ciò che dobbiamo fare è considerare le risposte di Gesù a tale quesito: “E Gesù disse loro: ‘Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini’” (Mc 7:6-8).

Che ipocrisia! Questo fu il verdetto chiaro e risoluto su tali tradizioni, in quanto esse stavano portando il Suo popolo ad andare contro le tradizioni ispirate così come erano rivelate nella Parola di Dio. Attenersi a una pratica di origine puramente umana, qualunque essa sia, che si oppone alla pratica biblica, significa, secondo il Signore Gesù Cristo, “tralascia[re] il comandamento di Dio”.

Penso che sarete d’accordo con me che questa è proprio roba pesante, e posso immaginare il genere di reazioni suscitate fin da ora nei miei lettori: “Amen, fratello! È terribile ciò che fece Israele!”. “Immaginate un po’! Israele che andava contro la Legge mosaica in favore dei propri insegnamenti, delle proprie pratiche e tradizioni umani. Non stupisce che Dio lo giudicò!”. “Che cosa? Tralasciare il comandamento di Dio attenendosi a una tradizione semplicemente umana? Inimmaginabile!”. Ma io devo dirvi che, praticamente per due millenni, noi cristiani abbiamo fatto esattamente la stessa cosa.

È incredibile e indicibile che, nonostante sia anche un dato di fatto, quando si tratta della nostra esperienza di vita ecclesiale, con la quale intendo le tradizioni — ovvero la pratica consolidata che la stragrande maggioranza dei cristiani segue e mette in atto senza discutere —, praticamente tutto questo è basato su un sistema di pratiche che, proprio come la tradizione degli antichi d’Israele, non ha proprio nulla a che fare con la Parola di Dio. Lungi dall’essere quanto vediamo rivelato nelle pagine del Nuovo Testamento, la tradizione ha avuto piuttosto origine ed è stata messa in atto da uomini comparsi sulla scena dopo che morirono gli apostoli di Gesù e, pertanto, dopo essere stata completata la stesura del Nuovo Testamento.

Capite, qui, che queste tradizioni non sono semplicemente diverse da quanto vediamo nella Scrittura, come se fossero delle semplici varianti. Esse equivalgono effettivamente all’esatto opposto di quanto vediamo nel Nuovo Testamento. Lungi dall’essere dei semplici sviluppi mediante cui le pratiche bibliche sono applicate in modi leggermente diversi in diverse circostanze e condizioni, esse sono piuttosto pratiche che non solo non si trovano affatto nel Nuovo Testamento, ma sono effettivamente in completo disaccordo con ciò che esso insegna e sono a esso contrarie praticamente sotto ogni punto di vista. Queste sono pratiche che portano chi vi aderisce ad andare completamente e direttamente contro ciò che vediamo rivelato nella Parola di Dio: proprio ciò che Gesù condannò in modo così fermo e perentorio.

Adesso farò qualche semplice osservazione che nessun commentatore, studioso o storico della Bibbia che si rispetti contesterebbe. Queste riguardano il modo in cui le chiese ai tempi del Nuovo Testamento erano istituite e organizzate secondo le tradizioni trasmesse dagli Apostoli di Gesù, e così come rivelate nei loro scritti — lo stesso Nuovo Testamento. Descriverò semplicemente che cosa succedeva quando un gruppo di credenti si riuniva come chiesa, com’è rivelato nelle pagine della Scrittura. Ma voglio mette in risalto questo punto: ciò è rivelato così chiaramente che, come ho già detto, nessuno studioso lo contesterebbe.

Torniamo verso la metà del I sec. e diamo un’occhiata a com’era la chiesa ai tempi del Nuovo Testamento. La prima cosa da dire immediatamente è che, quando considerate la riunione della chiesa particolare a cui avreste fatto parte, vi sareste trovati, immancabilmente, ad andare a casa di qualcuno. I numeri sarebbero stati pertanto piccoli, e avreste fatto parte di un intimo gruppetto di persone che vi conoscevano — e che voi conoscevate — benissimo. La famiglia estesa sarebbe stato il concetto che lo avrebbe riassunto meglio, e il tenore generale della riunione sarebbe stato, in qualunque momento, quello dell’intima informalità. Quando vi foste così riuniti con i vostri fratelli e sorelle, sarebbero successe due cose.

Primo, sebbene questo non implichi necessariamente una sorta di ordine cronologico, ci sarebbe stato un tempo di condivisione durante il quale tutti sarebbero stati liberi di partecipare così come sentivano che il Signore stesse guidando: dal canto di adorazione alla preghiera e all’intercessione; dal portare un insegnamento al pronunciare una profezia; dal condividere un peso al pronunciare una parola di conoscenza o di sapienza: tutti sarebbero stati liberi di partecipare. Nessuno avrebbe guidato la riunione stando davanti. Invece, stando in un soggiorno seduti gli uni di fronte agli altri tutt’intorno alla sala, contrariamente al fatto di stare nei banchi a guardare semplicemente la nuca di qualcun altro, non sarebbe esistito un davanti da cui guidare. Tutto sarebbe stato spontaneo, libero, non strutturato e guidato dallo Spirito. L’atmosfera sarebbe stata quella della gioia devota, riverente e informale.

Poi, in secondo luogo, ogni presente avrebbe consumato un pasto insieme con gli altri. In effetti, avreste consumato insieme il pasto principale della giornata. Parte di questo pasto sarebbe consistita in un pane e un calice di vino condivisi da tutti, ricordando così alla chiesa riunita che Gesù era l’ospite d’onore e che, benché un normale pasto condiviso, questo era anche un pasto assai speciale: la Cena e la Mensa del Signore. Questo — il pasto del patto dei singoli credenti riuniti come chiesa collettiva — vi avrebbe legati tutti insieme come una famiglia estesa di Dio in qualunque luogo vi foste trovati.

C’è qualcos’altro che, molto probabilmente, avreste anche dovuto notare, e cioè che qualunque tipo di conduzione esistesse era davvero una questione assai dimessa, e di gran lunga qualcosa più in secondo piano che da primo posto davanti agli altri o di alto profilo. Inoltre, essa sarebbe stata considerata come qualcosa di puramente funzionale e in alcun modo posizionale (con titoli ufficiali e cose simili). Per di più, la conduzione sarebbe stata anche pluralistica. Qualunque idea di un unico uomo con la responsabilità di una chiesa sarebbe stato un pensiero completamente estraneo a coloro riuniti. Questi uomini sarebbero provenuti tutti da quella stessa chiesa. Sarebbero state persone nostrane — giovanotti indigeni locali che tutti, nella chiesa, conoscevano estremamente bene. Quanto alla loro designazione (visto che non c’erano titoli ufficiali), questi uomini sarebbero stati chiamati in vari modi: anziani, supervisori o vescovi (a seconda di quale traduzione della Bibbia leggete) e pastori, essendo questi dei sinonimi per indicare le stesse persone. Coloro che avevano qualche altro ministero (apostoli, profeti, insegnanti, ecc.) sarebbero potuti capitare di passaggio per aiutare le varie comunità, in quanto invitati, ma alla fine si sarebbero spostati in altri posti. L’unica conduzione continua nella chiesa sarebbe stata portata avanti da questi fratelli maggiori cresciuti nella chiesa locale. Essi si sarebbero assicurati che la struttura rimanesse sempre quella della partecipazione aperta, libera e spontanea, e il fatto di guidare stando davanti sarebbe stata l’ultima cosa che essi avrebbero voluto, per il semplice fatto che gli Apostoli avevano insegnato loro che questa non era la volontà del Signore.

Ecco come erano le riunioni ecclesiali mentre predominavano gli insegnamenti e le tradizioni degli Apostoli, così come ci è rivelato nelle pagine del Nuovo Testamento. Inoltre — e vi prego di sottolineare questo con la penna rossa — ripeto quanto ho già scritto: nessun commentatore, studioso o storico della Bibbia che si rispetti metterebbe in dubbio questa descrizione in modo significativo. Io ho semplicemente esposto le cose che, come semplici dati di fatto, si vedono nel Nuovo Testamento. La Scrittura rivela solo un modo prescritto in cui ai credenti fu insegnato a riunirsi come chiesa e a fare le cose. Perciò, oggi, come facciamo le cose quando ci riuniamo come chiesa? (In effetti, come hanno fatto i credenti per buona parte dell’intera storia della chiesa?). Come già messo in evidenza, non solo facciamo le cose in modo diverso, ma, in pratica, nel modo esattamente contrario!

Tanto per cominciare, ci riuniamo numerosissimi in edifici pubblici. Voglio chiedervi questo: si tratta di una semplice variante rispetto al fatto di riunirsi poco numerosi nelle case private? No, è l’esatto contrario!

Secondo, abbiamo dei culti guidati da conduttori (solitamente) professionisti e pagati che stanno davanti, il che garantisce praticamente che tutti non siano liberi di partecipare come guida lo Spirito. Ditemi: è una semplice variante rispetto a una riunione aperta e completamente partecipata senza conduttori che stiano davanti e con la libera partecipazione da parte di tutti? No, è l’esatto contrario!

Terzo, dopo il culto principale (e abbiamo appena visto che le chiese neotestamentarie non avevano nulla che rassomigliasse nemmeno vagamente ai culti di adorazione), ne aggiungiamo un altro: un rituale con il pane e il vino. Pongo di nuovo la stessa domanda: è semplicemente una variante rispetto al fatto di consumare un pasto insieme? No, è una cosa completamente diversa! È qualcosa che sarebbe stato completamente estraneo agli Apostoli, i quali insegnarono alle chiese a condividere un pasto insieme. In realtà, proprio la Cena del Signore! (Il termine greco impiegato nella Scrittura, déipnon, significa “pasto principale del giorno verso sera”).

Da ultimo, sebbene vi siano altre cose che avrei potuto includere, ma lo spazio non me lo permette, come ci accingiamo ad assumere la conduzione? Come si fa nelle nostre chiese in confronto alla chiesa primitiva? Ebbene, assumiamo la conduzione gerarchica e posizionale dall’esterno nella forma di un individuo con un titolo ufficiale di qualche tipo. Vale a dire che, solitamente, adottiamo le variazioni al tema del fatto di avere un uomo al vertice — e praticamente sempre anche un professionista pagato importato da fuori. Confrontate tutto questo con la conduzione pluralistica di fratelli che non detengono una posizione, sono cresciuti nella chiesa e non sono professionisti salariati, e pongo nuovamente la domanda: questa è semplicemente una variante di qualche sorta? Si tratta solo di smussare un po’ gli angoli e di spostare leggermente le cose? No, è l’esatto contrario del modo in cui la chiesa faceva le cose così come avevano insegnato gli Apostoli di Gesù. Da dove avevano preso, loro, le proprie idee? Dal Signore in persona!

Dobbiamo anche avere la consapevolezza che è irrilevante di quale chiesa stiamo parlando qui. Che sia la chiesa cattolica o presbiteriana, anglicana o battista, pentecostale o metodista, episcopaliana o evangelica libera, quando si tratta di pratica ecclesiale queste chiese sono tutte simili in quanto praticano le stesse tradizioni e i medesimi insegnamenti di uomini che comparvero dopo la chiusura del canone della Scrittura e che insegnarono pratiche che vanno contro la Parola rivelata di Dio. Tutte le chiese poc’anzi menzionate hanno la propria sede negli edifici, tengono culti religiosi e svolgono i rituali del pane e del vino, praticando tutte indistintamente la conduzione che disubbidisce apertamente a quanto vediamo rivelato nella Scrittura. In altri termini, benché diverse le une dalle altri quanto ai dettagli, sono nondimeno tutte identiche fra loro riguardo al punto della pratica ecclesiale e fanno il contrario di ciò che la Scrittura ha lasciato a modello.

I Padri della Chiesa Antica (così come la storia ha denominato gli uomini che assunsero la guida delle chiese cristiane negli anni e nelle generazioni dopo che morirono gli Apostoli) fecero molto bene e furono grandemente usati da Dio. Ma riguardo alle cose che stiamo considerando qui, si sbagliarono di grosso. Io, insieme con tanti altri, chiedo adesso che possiamo opporci e rinunciare alle false pratiche che essi introdussero (ma non alle cose biblicamente sane che essi fecero e insegnarono), e che, pertanto, possiamo anche respingere l’eredità completamente antiscritturale della vita e dell’esperienza ecclesiale che, successivamente, ci è stata tramandata. Come ho già chiarito, nessuno che conosca il materiale biblico metterebbe in discussione la mia descrizione della vita e della pratica ecclesiale del Nuovo Testamento rispetto al modo in cui i Padri cambiarono le cose. Tuttavia, oltre a ciò io sostengo ¬ — ed è su questo che imperversa il dibattito —che essi sbagliarono a insegnare ciò che insegnarono riguardo alla vita e alla pratica ecclesiale, e che abbiamo sbagliato anche noi lungo i secoli a portare avanti i loro insegnamenti.

Israele disubbidì all’Antico Testamento in vari punti a motivo della sua adorata — eppure totalmente sbagliata e antiscritturale — tradizione degli antichi. La chiesa cristiana ha fatto esattamente la stessa cosa, solo che con la tradizione dei Padri della Chiesa Antica. In Inghilterra definiamo questo una “doppia batosta”, ed è giunto il momento di mettere a posto le cose. Che cosa seguiremo? Le tradizioni dell’uomo? Le tradizioni dei teologi? Lascio a voi, cari lettori, decidere da soli!

— Beresford Job
02/02/’07

(trad. Antonio Morlino)
13/10/’07