LE CHIESE IN CASA

PRIMA PARTE

Che la chiesa originaria tenesse le sue riunioni principalmente nelle case private è risaputo e indiscutibile (At 16:40; 20:20; Rm 16:3-5a; 1 Cor 16:19; Col 4:15; Fm 1-2b; Gc 2:3). Non così noto è il fatto che la chiesa primitiva abbia continuato questa pratica per centinaia di anni, per lungo tempo dopo che gli scritti del Nuovo Testamento erano stati completati. Ha osservato C.F. Snyder che “la Chiesa neotestamentaria cominciò come piccoli gruppi di chiese in casa (Col 4:15), e rimase tale fino alla metà o alla fine del III sec. Non ci sono prove di luoghi di riunione più grandi prima del 300” . Per un periodo di tempo superiore a quello dell’esistenza degli Stati Uniti come nazione, la pratica quasi universale della chiesa era di riunirsi nelle case. Per citare ancora Snyder, “non esiste alcuna prova letteraria né alcuna indicazione archeologica che quelle case fossero state convertite in edifici ecclesiastici ancora esistenti. Né esiste alcuna chiesa costruita con certezza prima di Costantino” . Perché le chiese in casa costituirono la norma per così tanto tempo?

LA PERSECUZIONE?

La spiegazione più comune dell’esistenza delle chiese in casa primitive è la pressione della persecuzione, simile alla situazione che oggi esiste in Cina. Tuttavia, è possibile che vi siano stati altri motivi, ugualmente impellenti, per il fatto di avere delle comunità orientate al soggiorno? Supponete che non vi sia stata la persecuzione del I sec. Dobbiamo presumere che gli edifici ecclesiastici sarebbero stati costruiti automaticamente e che le singole congregazioni si sarebbero ingrossate talmente da raggiungere dimensioni enormi, limitate solo da quelle del maggior edificio disponibile sul posto?

Spesso si trascura il fatto che, talvolta, i seguaci di Gesù s’incontravano nelle case, “godendo”, simultaneamente, “il favore di tutto il popolo” (At 2:47). La persecuzione non fu sempre un fattore determinante. In base a 1 Corinzi 14:23 (“Quando dunque tutta la chiesa si riunisce […] ed entrano degli estranei”), è possibile che anche dei non credenti frequentassero le riunioni ecclesiali, perciò il luogo dove s’incontravano i primi cristiani non era sempre segreto agli osservatori esterni. È semplicemente falso che i primi credenti siano stati sempre perseguitati ovunque e di continuo. La persecuzione prima del 250 d.C. ca. fu sporadica, localizzata e spesso il risultato dell’ostilità della plebaglia (anziché per decreto di ampiezza imperiale di un sovrano romano). Ciò che sorprende è che gli ufficiali romani siano presentati spesso in una luce alquanto favorevole dagli autori neotestamentari, visto che essi intervennero per proteggere i cristiani dalle vessazioni locali e illegali del giudaismo miscredente (At 16:35; 17:6-9; 18:12-16; 19:37-38; 23:29; 25:18-20; 25:24-27; 26:31-32). Prima del 250, il Cristianesimo era illegale, ma generalmente tollerato. Il semplice fatto è che la persecuzione più diffusa non si verificò fino all’imperatore Decio nel 250 d.C., seguito da Gallo (251-253), quindi da Valeriano (257-259) e, infine, da Diocleziano (303-311) . Qualcuno, in qualche luogo, avrebbe potuto costruire uno speciale edificio ecclesiastico nei 200 anni prima di Decio, però è significativo che nessuno l’abbia mai fatto. (Perfino oggi, in Cina, alcuni credenti riescono a costruire gli edifici ecclesiastici). Questo indica che potrebbe esserci stato anche uno scopo teologico dietro le riunioni in casa.

Quando la persecuzione scoppiò per davvero, riunirsi nelle case non impedì a Saulo di sapere esattamente dove andare ad arrestare i cristiani (At 8:3). Successivamente, la chiesa di Roma reagì alla persecuzione governativa riunendosi sottoterra, al riparo delle catacombe. Persino la presenza della persecuzione, però, non avrebbe necessariamente precluso la preferenza più profonda e decisa per le congregazioni di dimensioni inferiori, pari a una casa. Resta il fatto che il Nuovo Testamento fu scritto tutto per una chiesa dalle dimensioni di un soggiorno, e si può sostenere che l’ideale neotestamentario della vita ecclesiale si realizzi meglio in un ambiente inferiore e familiare.

LA POVERTÀ?

È possibile che la povertà abbia costituito un fattore determinante per spiegare l’assenza totale di edifici ecclesiastici durante il periodo neotestamentario e per secoli dopo? Molti dei primissimi convertiti al Cristianesimo provenivano dal giudaismo. La costruzione delle sinagoghe era comune in tutto il mondo mediterraneo. Presumibilmente, queste stesse persone avrebbero avuto anche i mezzi per costruire degli edifici ecclesiastici. La maggiore quantità di convertiti degli anni successivi era di origini gentili, i cui simili, pagani, riuscivano comunque a erigere grandi templi ai loro dèi. I cristiani gentili non sarebbero riusciti, anch’essi, a permettersi di costruire dei luoghi dove la chiesa potesse riunirsi?

Che vi fossero alcuni ricchi fra gli eletti è messo in chiaro dal consiglio ricevuto da Timoteo: “Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo; di far del bene, d’arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita” (1Tm 6:17-19). Inoltre, Giacomo mise in guardia dal mostrare favoritismi verso coloro che andavano alla riunione ecclesiale indossando un anello d’oro ed erano vestiti splendidamente (Gc 2:1-4), indicando che tali persone facevano davvero parte della chiesa.

Un’ulteriore prova della presenza di credenti benestanti si può evincere dal rimprovero di Paolo ai ricchi di Corinto, per il fatto di disdegnare i poveri rifiutandosi di consumare la Cena del Signore insieme con loro: “O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Devo lodarvi? In questo non vi lodo” (1 Cor 11:22). La povertà, da sola, chiaramente non fu un fattore determinante per la mancanza di edifici ecclesiastici durante quei primi secoli.

PROGRESSO?

Alcuni credono che Dio volesse che la pratica di riunirsi nelle case fosse una fase legittima per lo sviluppo iniziale della chiesa, un passo iniziale ma transitorio verso la maturità successiva. Perciò, le chiese in casa avrebbero caratterizzato la chiesa nella sua infanzia, ma non nella maturità. Era giusto e naturale, sostengono loro, che la chiesa crescesse al di là di queste pratiche iniziali e sviluppasse dei modi di fare di gran lunga diversi dalle pratiche degli apostoli riportate nella Scrittura, sebbene nel loro stesso spirito. Pertanto, l’edificazione delle cattedrali, i gremiti culti di adorazione, l’ascesa di un vescovo che presiede su tutte le chiese di una città, lo sviluppo del moderno sistema gerarchico-presbiterale e anche la fusione definitiva di chiesa e stato dopo Costantino, sono considerati tutti sviluppi buoni e positivi.

Eppure sembra che gli apostoli volessero che le chiese aderissero a quei modelli specifici che essi avevano stabilito in origine. Ad esempio, i Corinzi furono lodati perché conservavano le tradizioni degli apostoli riguardanti la pratica ecclesiale (1 Cor 11:2, CEI). Furono fatti appelli radicali ad attenersi alle varie pratiche ecclesiali in base alla pratica universale di tutte le altre chiese (1 Cor 11:16; 1 Cor 14:33b-34). Ai Tessalonicesi fu comandato direttamente di mantenere le tradizioni degli apostoli (2 Ts 2:15, CEI). Gli apostoli furono scelti e addestrati personalmente da nostro Signore. Se c’è mai stato qualcuno che abbia compreso lo scopo della chiesa, si tratta di questi uomini. Le pratiche stabilite da loro per le attività collettive della chiesa erano sicuramente in armonia con la loro comprensione dello scopo della chiesa. Il rispetto per lo Spirito da cui essi erano guidati dovrebbe indurci a preferire le loro modalità organizzative a qualunque alternativa che il nostro pensiero creativo potrebbe suggerire.

È anche eloquente la totale assenza di una qualsivoglia istruzione nel Nuovo Testamento relativa alla costruzione di specifici edifici per il culto. Questo è in contrasto con la legislazione mosaica dell’Antico Patto, la quale conteneva dei progetti assai specifici riguardo al tabernacolo. Quando gli autori del Nuovo Patto sfiorarono quest’argomento, misero in risalto che sono i credenti stessi il tempio dello Spirito Santo, le pietre viventi riunite per edificare una casa spirituale con Gesù Cristo come pietra angolare (1 Pt 2:4-5; Ef 2:19-22; 1 Cor 3:16; 6:19). Pertanto, il meglio che si possa dire è che gli edifici ecclesiastici sono una faccenda priva d’importanza per nostro Signore. Invece, il peggio che si possa dire è che essi sono un ritorno carnale alle ombre della legge mosaica. Il vero problema non è dove si riunisce una chiesa, ma dove e come si può fare nel modo migliore ciò che Dio richiede da essa. Uno dei motivi principali per cui sono costruiti gli edifici ecclesiastici è di contenere più persone di quante entrerebbero in un tipico soggiorno. Eppure, c’è da chiedersi quale sia la sapienza che ha ispirato la costruzione di un grande edificio ecclesiastico, visto che avere la presenza di così tante persone può servire solo a distruggere proprio lo scopo per cui si tiene, in primo luogo, una riunione ecclesiale! Le grandi folle sono ottime per i culti di adorazione, le riunioni evangelistiche o per ascoltare la predicazione, ma la chiesa dev’essere qualcosa di completamente diverso da queste attività (si veda di seguito).

UN MODELLO PRECISO?

Gli apostoli avrebbero stabilito un modello preciso di chiese in casa? Quali effetti pratici avrebbe una riunione in casa sulla vita della propria chiesa? È un assioma del design che la forma segue la funzione. Ciò che credevano gli apostoli riguardo alla funzione della chiesa era espresso naturalmente nella forma che assunse la chiesa nel I sec. Alcune delle diverse pratiche della chiesa (in casa) primitiva sono degne di considerazione.

1. Il significato generale della chiesa in casa risiede nella sua teologia comunitaria. La chiesa fu raffigurata dagli autori apostolici in termini che descrivono una famiglia. I credenti sono figli di Dio (1 Gv 3:1) che sono nati nella Sua famiglia (Gv 1:12-13). Perciò il popolo di Dio è considerato parte della famiglia di Dio (Ef 2:19; Gal 6:10). Essi sono chiamati fratelli e sorelle (Fm 2; Rm 16:2). Di conseguenza, i cristiani devono relazionarsi fra loro come membri di una famiglia (1 Tm 5:1-2; Rm 16:13). Da questo punto teologico secondo cui i figli di Dio sono una famiglia scaturiscono molte questioni di pratica ecclesiale. La domanda diventa: “Quale ambiente favorisce meglio il nostro funzionamento come famiglia di Dio?”.

2. Molti studiosi sono convinti che, in origine, la Cena del Signore fosse celebrata settimanalmente come un pasto completo di comunione (il banchetto dell’agape). Ogni chiesa locale dev’essere come una famiglia (1 Tm 5:1-2), e una delle cose più comuni che fanno le famiglie è di mangiare insieme. Le riunioni della chiesa primitiva, incentrate attorno alla Mensa del Signore, erano dei momenti straordinari di comunione, comunità e incoraggiamento (Lc 22:16-19, 29-30; At 2:42; 20:7; 1 Cor 11:17-34). Anziché in un’atmosfera funebre, la Cena del Signore era celebrata come pregustazione del banchetto delle Nozze dell’Agnello (Ap 19:6-9). Maggiore è una singola congregazione, minore diventa l’atmosfera di familiarità, e più impersonale e impraticabile può diventare la Cena del Signore come un vero pasto. Pertanto, nei secoli successivi, quando la chiesa abbandonò le riunioni domestiche, la Cena del Signore fu infine privata di tutto, salvo che dell’ingestione simbolica di un pezzettino di pane e di un sorso di vino.

3. Le riunioni della chiesa primitiva erano chiaramente partecipate (1 Cor 14; Eb 10:24-25; Ef 19-20; Col 3:16). Qualunque fratello poteva partecipare verbalmente. Il prerequisito di qualunque cosa venisse detta era che dovesse edificare e fosse finalizzata a rafforzare la chiesa. Poiché il parlare in pubblico è un grande timore per molte persone, le riunioni partecipate sono ottime per riunioni della grandezza di un soggiorno, composte da persone che si conoscono tutte fra loro e sono davvero amiche. Le riunioni partecipate sono impraticabili per le folle. Quando il soggiorno fu sostituito dal santuario, le riunioni partecipate furono sostituite dai culti di adorazione.

4. Le Scritture sono piene di comandi a fare le cose “a vicenda”. La chiesa deve avere a che fare con il dover rendere conto, la comunità e il mantenimento della disciplina ecclesiale (Mt 18:15-20). Questi ideali si compiono meglio in congregazioni più piccole, dove le persone si conoscono e si amano a vicenda. La chiesa deve avere a che fare con le relazioni. Una grande platea di persone, la maggior parte delle quali reciprocamente estranee fra loro, non raggiungerà facilmente tali mète. Quando diventa facile perdersi nella folla, il Cristianesimo nominale è al riparo. Le chiese che si riuniscono nelle case promuovono meglio la semplicità, la vitalità, l’intimità e la purezza che Dio desidera per la Sua chiesa.

5. La chiesa del Nuovo Testamento aveva dei conduttori chiaramente identificati (anziani, pastori, vescovi), eppure costoro guidavano più con l’esempio e la persuasione che con il comando. L’unanimità raggiunta dall’intera congregazione guidata dagli anziani era predominante nel prendere le decisioni (Mt 18:15-20; Lc 22:24-27; Gv 17:11; 20-23; 1 Cor 1:10; 10:17; Ef 2:19-20; 4:13-17; Fm 2:1-2; 1 Pt 5:1-3). Raggiungere l’unanimità è possibile in una chiesa in cui tutti si conoscono, si amano, si sopportano a vicenda, sono pazienti fra loro e si prendono cura gli uni degli altri. Tuttavia, più è grande la comunità, più impossibile diventa mantenere le relazioni e le line di comunicazione. In una congregazione grande, il pastore funge necessariamente più da direttore generale di un’azienda.

6. La chiesa del I sec. mise il mondo sottosopra (At 17:6), e lo fecero utilizzando il modello neotestamentario delle chiese in casa, le quali sono economiche, in genere guidate da laici, possono riprodursi velocemente e hanno un grande potenziale di crescita mediante l’evangelizzazione. Abbiamo bisogno di pensare in piccolo in un modo davvero grande! Dio non equipara la grandezza alla capacità. Paolo ricordò che “Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio” (1 Cor 1:27-29).

7. Il Nuovo Testamento esorta al sostegno generoso dei missionari, degli evangelisti, degli anziani qualificati e dei poveri (1 Cor 9; 1 Tm 5:17-18; 3 Gv 5-8). Quale gruppo di credenti riuscirà meglio a finanziare i fondatori di chiese e ad assistere i poveri: un migliaio di credenti organizzati in una singola chiesa tradizionale, che si riunisce nel proprio santuario ecclesiastico completo di un complesso per la Scuola Domenicale e un “centro di vita familiare” (una palestra), oppure un migliaio di credenti collegati insieme in chiese in casa che collaborano fra loro? Alcune indagini sulle congregazioni protestanti americane rivelano che, in media, l’80% delle entrate va agli edifici, allo staff e ai programmi interni, mentre il 20% all’impegno nel sociale. Nei network delle chiese in casa, tali percentuali sono facilmente capovolte. Essere liberati dal fardello di costruire degli edifici ecclesiastici e dalle spese conseguenti consentirà anche che maggiori somme di denaro vadano al sostegno degli operai ecclesiali e dei bisognosi.

8. Poiché i primi cristiani si riunivano quasi esclusivamente nelle case private, la tipica congregazione dell’èra apostolica era piccola. Non è mai fornito alcun numero specifico nella Scrittura, ma in genere non c’erano più persone di quelle che entrano comodamente in un soggiorno di medie dimensioni. Il modello è per chiese più piccole anziché più grandi. Riguardo alla grandezza delle case del I sec., Robert Banks, professore al Fuller Seminary, ha scritto che “la stanza per ricevere gli ospiti, in una casa mediamente benestante, poteva contenere comodamente all’incirca 30 persone — forse la metà in una situazione di emergenza. […] È improbabile che una riunione di un’‘intera chiesa’ superasse le 40-45 persone, e poteva essere anche più piccola. […] In ogni caso, non dobbiamo pensare che [le riunioni] fossero particolarmente grandi. […] Persino le riunioni dell’‘intera chiesa’ erano sufficientemente piccole affinché si sviluppasse un rapporto relativamente intimo fra i membri” .

CONCLUSIONE

Noi non siamo in favore delle riunioni in casa semplicemente per amore di riunirsi nelle case. Stiamo suggerendo che la chiesa apostolica non costruì edifici ecclesiastici in gran parte perché non ne aveva semplicemente bisogno. Dio voleva che una chiesa tipica fosse della grandezza di un soggiorno. Le lettere scritte alle varie chiese del Nuovo Testamento erano, di fatto, indirizzate a chiese in casa. Pertanto, le istruzioni che esse contenevano erano adeguate a funzionare in congregazioni più piccole — ma non furono mai concepite per ambienti di grandi gruppi di persone. Di conseguenza, esse non funzionano bene in tali ambienti. Cercare di applicare le pratiche ecclesiali del Nuovo Testamento a una grande chiesa contemporanea è innaturale così come versare vino nuovo in otri vecchi (Mt 9:17).

— Steve Atkerson

(trad. Antonio Morlino)

 

SECONDA PARTE

Perché continuiamo a insistere che le chiese dovrebbero riunirsi nelle case delle persone? Non si potrebbe fare da qualsiasi altra parte? Tante chiese che seguono la pratica da noi propugnata si riuniscono nelle librerie e nei locali cristiani che hanno delle sale di ritrovo proprio come nella casa privata di qualcuno; che cosa non va con questo modo di fare? Ebbene, suppongo che in alcune parti del mondo gli Eschimesi potrebbero riunirsi negli igloo e i Pellerossa nei tepee; e naturalmente, nelle belle giornate (visto che, di tanto in tanto, ne abbiamo anche noi qui, in Inghilterra), quale possibile obiezione potrebbe esserci a riunirsi da qualche parte in giardino o in un campo? Rispetto a quanto appena detto non ho alcuna obiezione di sorta, ma mi auguro semplicemente che questo ci riporti al punto essenziale, ossia che la struttura delle riunioni ecclesiali nel Nuovo Testamento manteneva ogni singola chiesa piccola di numero ed era, pertanto, semplicemente e perfettamente adatta a tutto ciò che succedeva in casa delle persone. Dopotutto, di cosa ha ancora bisogno una chiesa a base biblica per le sue riunioni nelle case di coloro che ne fanno parte? E quando si tratta di chiese bibliche che si riuniscono nelle sale di ritrovo delle librerie e dei locali — o anche in qualunque altro locale pubblico —, in realtà c’è un grande problema che, come è auspicabile, alla fine dovrà essere affrontato, ma di cui alcuni sembrano essere assolutamente inconsapevoli.

Ora, è certamente vero che una chiesa potrebbe riunirsi in un edificio pubblico di qualche genere e restare ancora abbastanza piccola di numero per funzionare come insegna la Scrittura; e se un tale locale può essere sistemato con una bella sala accogliente per far sentire “come a casa”, allora tanto meglio. In realtà, ipotizzando che vi siano le attrezzature per cucinare, allora non ci sarebbero nemmeno problemi per condividere insieme il banchetto d’amore. Però esiste un problema da affrontare, anche assai grande, ed è semplicemente questo: la prima generazione di questa chiesa biblica potrebbe anche riuscire a riunirsi in questo modo senza alcun problema; però, cosa fare quando avviene la crescita e c’è bisogno di creare altre chiese da questa? (Sto ipotizzando che, essendo basata biblicamente, questa chiesa immaginaria voglia davvero crescere numericamente, come concede il Signore, e non restare composta sempre dalle stesse persone per tutta la sua esistenza). Perciò, vedete il problema? Quella chiesa non potrà semplicemente crescere numericamente (anche se il numero maggiore di persone potrà essere facilmente sistemato in virtù del fatto che ci si riunisce in un edificio pubblico), perché allora non potrebbe più funzionare nel modo insegnato dal Nuovo Testamento, ma ci sarà bisogno che venga all’esistenza un’altra chiesa. E qui è il punto: dove si riunirà quella nuova chiesa?

Ora, potrebbe esserci, naturalmente, un’abbondante offerta di librerie e locali cristiani in giro con delle belle sale di ritrovo attrezzate per cucinare, e perciò scommetto che le nuove chiese potrebbero semplicemente andare ad affittarle; però penso ancora che resti una domanda importante: perché non incontrarsi semplicemente nelle proprie case? Voglio dire, qual è il problema nel fare semplicemente questo? Dopotutto, nella Scrittura è ciò che faceva ogni chiesa. (Nel Nuovo Testamento, ogniqualvolta venga fornito il luogo di una singola chiesa si tratta sempre, immancabilmente, della casa di qualcuno). Quindi perché, oh, perché, vorreste essere diversi? Perché essere una chiesa a base biblica in ogni altro aspetto, che ha adottato la nozione che dovrebbe fare le cose esattamente come si facevano agli inizi, e poi rompere le file quanto a questo punto?

Potrebbe mai darsi (sebbene no di certo) che dietro questo vi sia la sensazione che aprire le nostre case gli uni agli altri sia un po’ troppo problematico? Forse che stare troppo vicini sia seccante? Gli apostoli di Gesù insegnarono ai credenti ad aprire le proprie case gli uni agli altri e ad avere, effettivamente, le loro riunioni ecclesiali nelle case gli uni degli altri. Dopotutto, vengo conosciuto per come sono davvero se la mia vita familiare non è spalancata a coloro con cui ho comunione? Le persone possono conoscermi in modo appropriato, vero e profondo se non vedono regolarmente la mia vita familiare, in casa mia, e io non la condivido con loro? Crediamo davvero che riunirsi nelle case sia un aspetto puramente marginale del progetto di vita ecclesiale che troviamo nella Scrittura, o che sia tanto significativo e importante quanto gli altri aspetti come le riunioni aperte e partecipate, la Cena del Signore come un pasto completo, la pratica della conduzione biblica e del governo consensuale della chiesa? Vi dico che l’onere della prova ricade per lo più su quanti sembrano pensare che ciò non sia importante!

Tuttavia, fatemi dire anche che dove le case sono letteralmente troppo piccole per avere la visita di più di tre o quattro persone (a Tokyo, forse?), allora bisogna trovare senz’altro la sistemazione appropriata. La cosa ironica è che proprio laddove prevale particolarmente questo orientamento, in America, le case sono certamente di grosse dimensioni. (Almeno lo sono secondo i nostri criteri di qui, in Inghilterra, dove, per inciso, nella nostra chiesa dobbiamo pigiarci a vicenda per entrare nelle case, alla meno peggio, sebbene ciò significhi che in alcune di esse, la mia inclusa, non si riesca a vedere nemmeno più il tappeto).

Perciò, se appartenete a una chiesa biblica che si riunisce in un qualche locale, va bene; questo è certamente meglio che appartenere a una chiesa antiscritturale che si riunisce in casa di qualcuno. Tuttavia, considerate il semplice fatto che, se doveste crescere e diventare numericamente troppo grandi per restare ancora una sola chiesa (e, come ho già indicato, dovreste certamente desiderare che sia così), allora sarebbe proprio ridicolo cercare di trovare sempre più locali cristiani da affittare anziché fissare, semplicemente, le riunioni di ogni chiesa nelle abitazioni di coloro che ne fanno parte. Sarebbe altrettanto ridicolo finire con una nuova chiesa che si riunisce nelle case delle persone, mentre quella originaria continua a incontrarsi in un locale, una libreria, una sala pubblica o altro.

In qualunque modo la vediate, sembra davvero illogico non fare semplicemente le cose nel modo in cui le facevano le chiese del Nuovo Testamento sotto la direzione degli apostoli. Una chiesa può benissimo riunirsi in un edificio pubblico e, tuttavia, restare davvero biblica in ogni atro aspetto che riguardi la pratica. Eppure, resta questa domanda: “Visto che è abbastanza fattibile riunirsi nelle case gli uni degli altri — giacché non è cambiato niente —, e dato che questa era la pratica universale delle chiese del Nuovo Testamento ammaestrate e dirette dagli apostoli di Gesù, allora perché mai un’altra chiesa biblica sotto altri aspetti dovrebbe decidere di non fare altrimenti?”.

— Beresford Job

(trad. Antonio Morlino)

 

TERZA PARTE

In che modo una chiesa può evitare di stancare la famiglia ospitante? Gli scritti neotestamentari indicano che la stessa coppia ospitava la chiesa ogni settimana. Probabilmente, questo era dovuto al fatto che le case più grandi, necessarie per accogliere decine e decine di persone, erano scarse. Alcune persone hanno davvero il dono dell’ospitalità e non si preoccuperanno di ospitare la chiesa ogni settimana, però bisogna riconoscere che questo può essere davvero faticoso. Ciò diventa un problema specialmente se uno dei due coniugi non è in sintonia con l’altro. Solitamente, il coniuge non in sintonia (di solito l’uomo) sarà all’oscuro delle difficoltà che l’altro (di solito la moglie) sta sopportando per ospitare settimanalmente la chiesa. I membri della chiesa potrebbero andare ad aiutare a pulire sia prima che dopo la riunione. Un’altra alternativa è che si faccia settimanalmente a rotazione con la casa dove riunirsi fra tutti quelli che hanno le abitazioni appropriate per condividere il peso. È bene che anche gli altri imparino l’ospitalità! Inoltre, ogni famiglia potrebbe avere le sue regole interne del tipo: “si prega di togliersi le scarpe quando si entra in casa”, “nessun bambino salti sui mobili”, “non si mangia nel soggiorno”, ecc.

Cosa succede se le case sono minuscole e semplicemente troppo piccole per una riunione? Questo può essere un vero problema. Naturalmente, in Cina le abitazioni sono piccole, eppure i Cinesi si riuniscono nelle case! Un’alternativa consiste nell’aggiungere nuovi ambienti a una casa per ingrandire la sala delle riunioni, o nell’abbattere un muro, o nel togliere gran parte dei mobili dalla sala dove si riunisce la chiesa, oppure nel trasferirsi in garage. Se non funziona nient’altro, può funzionare se si affitta la sala di un circolo o una sistemazione simile, purché l’obiettivo non sia di sistemare più persone di quelle che potrebbero star comode in una casa modestamente agiata. La tipica chiesa in casa del I sec. era composta da decine, non da centinaia di persone.

Come possiamo impedire che i vicini si lamentino delle auto? Fate settimanalmente a rotazione fra le diverse case per ospitare la riunione ecclesiale; parcheggiate solo da un lato della strada; assicuratevi di riempire il passo carraio in modo da tenere quante più auto possibili fuori dalla strada; trovate parcheggio vicino a una scuola o a un negozio chiuso, ecc. Ricordate anche che l’idea è di cominciare una nuova chiesa dopo che quella esistente inizia a essere affollata. Non dovrebbero esserci troppe auto a ingorgare il parcheggio.

Che genere di danno patrimoniale può causare il fatto di ospitare la chiesa? Bevande versatesi, cibo caduto sulla tappezzeria, segni di colori sui muri e sulla tovaglia, orme nel giardino, ecc. Durante una riunione ecclesiale in casa, una ragazzina andò a sbattere contro una porta di vetro scorrevole che era chiusa. Siate mentalmente (e medicalmente) preparati agli incidenti.

Come affrontereste la situazione in cui i figli di un visitatore, o quelli di una coppia di nuovi credenti, non si sono bene? I criteri di comportamento sociale accettabile che hanno alcune coppie sono assai diversi dai criteri degli altri. Potreste restare scioccati e sorpresi da quanto siano indifferenti alcuni genitori alle azioni distruttive dei loro figli. In casi del genere, dovete chiedere loro con calma, cortesia e fermezza di tenere a bada i loro figli (e aspettatevi che si offendano, nonostante il tatto con cui li affrontate!). Indubbiamente, essi non avranno idea di come controllare i propri figli, così siate pronti ad aiutarli a educarli. Tenete a disposizione una buona scorta di libri sull’educazione dei figli da poter distribuire.

Le riunioni in casa non sono più facili, ma sono secondo il modello del Nuovo Testamento.

— Steve Atkerson

13/02/’07

 

(trad. Antonio Morlino)

26/06/’07

NOTE

  1. GRAYDON F. SYNDER, Church Life Before Constantine, Macon, Mercer University Press, 1991, p. 166.
  2. Ibid., p. 67.
  3. WILLISTON WALKER, A History of The Christian Church, New York, Charles Scribner’s Sons, 1970, p. 43.
  4. ROBERT BANKS, Paul’s Idea of Community: The Early House Churches in Their Historical Setting, Grand Rapids, Wm. B. Eerdmans Publishing Co., 1988, pp. 41-42.